giovedì 25 gennaio 2018

tempo barlaccio


Stamani il tempo non promette nulla di buono, la valle si è chiusa.
Nebbia che sale e nubi basse, niente di buono.
Il bar chiuso per incidente della barista e saltato l’appuntamento con la comune di passatempo
e allora
Sono appena tornato da Giovanni il pastore.
lasciato il pik dopo venti minuti di salita tra faggi e abeti l’ho trovato intento ad assistere il parto della Bianchina.
Bello camminare, lascia il tempo di pensare, di immaginare e ricordare.
Tempi di nascita, Pasqua è vicina e per chi fa questo lavoro è il tempo della raccolta.
Credo che conosca per nome tutte le pecore un centinaio più le capre.
Siamo scesi giù insieme, lui con l’agnello in braccio e la Bianchi dietro.
Li porta nella nurs dove un belato infantile ci ha accolto.
Allungato la mano oltre lo steccato divisorio sono stato accarezzato da diverse lingue calde e ruvide.
Buona la ricotta fresca su pane abbrustolito.

lunedì 15 gennaio 2018

Come sei lunga bimba mia

Fino all’ora l’avevo sempre vista in macchi a metà busto
Un saluto con la mano e tutt’al’più due parole a finestrino semi aperto.
La Galina è arrivata nella borgata dopo l’Epifania, figlia adottata da Attilio.
Quando si è messo con la Russa ha dovuto prendere tutto il pacco,sembra che vada alla grande il menage familiare.
L’altra mattina quando mi ha chiamato ero sotto il PIK ha fare manutenzione con un tappo dell’olio che non voleva svitarsi.
- Andrea
Con la coda dell’occhio ho visto due stivaletti e mi sono tirato su.
Ho dovuto tirare indietro la testa dallo stupore, Galina è almeno un metro e novanta, bionda con un sorriso speciale
- Ammazza bimba come sei lunga!!!!!
Il suo sorriso è venuto ancor più luminoso:
-Babbo lasciato a Bologna?
- Si, ha tanto lavoro.
Appoggiato alla turbina spazzaneve ci siamo conosciuti meglio con più di due chiacchere. Una ragazza speciale e senz’altro si troverà alla grande tra noi:
- oggi ti aspetto per il cicchetto sul muretto dalla Rosalba!!!!

venerdì 12 gennaio 2018

buona notte piccolo

Tanto tempo fa si racconta che un piccolo fringuello sfuggi dalle fauci di un feroce gatto, ma riportò la frattura di un’ala. Poverello il tempo passava ma l’ala non accennava a permettergli di volare a lungo.Si avvicinava l’autunno il tempo di lasciare le foreste Celtiche del nord e volare in lidi più caldi.
Decise di chiedere rifugio ad un grosso faggio ma il signor faggio lo schernì:
- non ho tempo da perdere con i pidocchi
La quercia:
_ ho da pensare alle ghiande quasi mature
Il ciliegio:
- ho da colorarmi tutto e fare una bella figura per questo novembre
Il castagno:
- ho troppo da pensare a questi cardi e alle castagne
Il Frassino:
- Ho da frustare l’aria quando tira vento
Il Nocciolo:
- ho i primi fiori da tirare su
Il fringuello infine si rivolse al vecchio e curvo pino
Commosso lo accolse in una piega del tronco e così affrontarono il rigido inverno
ma…..la madre Natura che aveva ascoltato tutta la storia fu implacabile, punì quegli alberi così poco ospitale facendogli cadere tutte le foglie.
Il pino si sentì fiero di conservare i suoi aghi così a lungo beffeggiato da tutti gli alberi e arbusti del bosco.
Buon Gennaio voi cavalieri del web che passate di qui

giovedì 26 ottobre 2017

un airone stanco


Ho accarezzato quel selciato provato dal tempo con scarpe morbide,moderne . Pietre qua e là segnate da cicatrici lasciate da ferri di mulo carichi a soma ora di legname  ora di pietra da costruzione.
La strada porta giù al fiume al ponte di Castruccio.
Lì il tempo sembra fermato nel grigio delle pietre a sbalzo che permettono una discesa sicura.
La dogana, il corpo di guardia e tra i due il ponte che permetteva il passo tra il Granducato di Lucca e La Signoria Fiorentina che entrambi arrivavano fin lì. Adesso una intelligente ristrutturazione permette un buon caffè, un buon pasto e nella calura una buona birra schiumosa.
Il tempo è ottimale, sole niente vento e un’aria limpida solo mossa dal rumore del fiume che scorre senza tante emozioni data la scarsa acqua.
Solo un grosso airone pascola i rivoli in cerca di barbi, lasche e trote.
Alla nostra vista svolazza poco più in la poi prosegue nella sua ricerca.
Qualche foto e …l’incanto della natura prosegue

domenica 15 ottobre 2017

L’ora del caffè è come una voce nascosta che richiama al bar ogni mattina un universo di avventori.
Poco prima e dopo bar deserto, ma non dalle 9,30 alle 10 del mattino.
Un firmamento fo per dire in un paesello di nemmeno un centinaio di indigeni, a trecento metri dalla mia borgata.
Il ritrovo del mattino, quando in diversi, lasciato l’ozio di casa e i pochi lavori da fare e via per un caffè BONO come si dice da noi.
La Zita a prendere il giornale, lo Zio il muratore, lo Scontento, il Giovanni l’intellettuale, Roberto il giornalista per i due articoli che gli pubblicano all’anno Andrea l’ortolano col suo furgoncino, Marco il postino sempre di corsa.
Ma.
da qualche tempo l’equilibrio si è rotto un numero più numeroso 5-7 nuovi perditempo stazionano a mattinata lì comodi.
Giovanni li chiama nemmeno appartenenti alla dodicesima tribù se ho ben capoto di Giuda, quelli che non fanno nulla, ma pregano soltanto, loro però nemmeno pregano.
E il da fare ce ne sarebbe tanto …
Bello il detto di Branca Leone
“il figlio del padrone è un grande lavoratore quando ne ha voglia”

venerdì 13 ottobre 2017

Ho scoperto che il sedano non è afrodisiaco
dimenticavo
ciao come va voi che passate di qui?
stasera nel ripulire una aiola di sedano ne è venuto via uno di quelli neri
ho pensato di farci un risotto
dato il tempo freddino ultimamente non era molto grande, ma 7 costole e un cuore tenero promettevano bene
Le costole anche se croccanti non mi davano fiducia e così ho preferito dargli una scottata
poi ho tirato su il riso
una leggerezza fantastica e il profumo
una vera scoperta come quando al primo bacio lei sapeva di caffè
ti dirò dopo quelli pistoiesi è il bacio che ricordo con più felicità
L’ho montato oddio amalgamato con grana e una noce di burro
Allargato nel piatto come si allargano gli occhi quando si guardano gli occhi di lei che appena ti ha detto:- anch’io ti amo
con moderazione forchettata dopo forchettata me lo sono fatto fuori
una vera goduria
non vorrei fare similitudini ma un paradiso come sotto di poco un orgasmo preparato con calma e spregiudicatezza.

sabato 18 marzo 2017

il fungo Paolino

A cura dello psicologo Cipensoio specializzato nel recupero dei funghi irrimediabilmente scalmanati.
La storia iniziò dopo l?ultimo acquazzone del mese di poi e del giorno che verrà. Infatti se qualcuno chiedeva a Paolino quanti anni avesse lui rispondeva così:
- Sono nato nel mese di poi, i calcoli fateli voi?
Chi lo ascoltava trovava lo trovava curioso, imprevedibile e lo lasciava, non dico turbato, ma in preda a crisi esistenziali.
Lo psicologo intervenne quando la mamma di Paolino, signora Mezzacosta fu in preda a crisi di funghite acuta:
Paolino voleva fare l?aviatore.
Lui Paolino era nato sotto un gigantesco abete, con grandi fronde e in proda ad un dirupo vertiginoso. Aveva finito per creare amicizie con pettirossi e ghiandaie piuttosto che con i confratelli teste rosse con vistosi puntini bianchi.
La sua maggiore aspirazione era quella di imitare il falco Giannotto che spesso si posava sui rami del faggio di fronte a lui, giù nel dirupo. Lo osservava volteggiare nella valle sottostante, i suoi grandi giri, più alti ora, più profondi dopo lo facevano morire d?invidia. Di li a qualche giorno rivolto ai fratelli e successivamente alla madre aveva espresso la sua aspirazione futura:
-Mamma voglio fare l?aviatore da grande!
Vi immaginate lo stupore fra quelle cappelle rosse macchiate di bianco?
Il babbo, Grandegambo, aveva dato la colpa al troppo caldo estivo per giustificare una così innaturale desiderio.
La mamma Mezzacosta osservando la sua rumorosa covata di funghetti tutti belli vispi con il collettivo bianco, e la testa rossa macchiata di bianco era trasalita e poi caduta in profonda crisi.
Paolino non demordeva: di giorno correva con le nuvole, sognava di cavalcare il falco Giannotto; di notte scrutava le stelle, ma il suo sguardo era sempre rivolto al cielo.
La vecchia lumaca che girava per lì, cercava di reperire più dettagli possibile, ma non riusciva a trovare nessuna risposta al quesito; anche se nessuno gli aveva chiesto nulla.
Ci pensò lo scricciolo Saltellino e trovare la soluzione; volò sul faggio e a suo rischio e pericolo e affrontò Giannotto. I due parlarono a lungo fiuchè il falco si girò verso Paolino.
- E? lui il fungo avviatore?
Saltellino annuì con il capo e tutto si risolse con un balzo improvviso di Giovanotto che prese Paolino con i portentosi artigli, sradicandolo da sotto il grande abete.
Lo sollevò con dolcezza finche volteggiarono nel cielo sopra la torre del Fattucchio, sopra il Sestaione.
Paolino dopo un primo momento di smarrimento iniziò a guardarsi attorno. Come era fresca l?aria, a quell?altezza.
Come era fantastico tutto ciò che lo circondava.
Un sogno, gli alberi visti dall?alto, lo scorrere del Sestaione laggiù in basso.
Non vedeva più il grande albero che lo aveva visto crescere, ma non importava.. Si sentiva un avviatore:
Paolino, il Barone Rosso dei funghi.
Respirava a pieni polmoni quella nuova libertà che lo inebriava fino a far dimenticare la sua natura.
Senti gli artigli di Giannotto che allentava la presa:
No!?
Acquistò velocità finchè trovò l?asfalto ad attenderlo e a concludere il suo proibitivo sogno
Splasc!?